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	<title>Le news del web sul web! &#187; blog</title>
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	<description>News sempre aggiornate sul mondo di Internet</description>
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		<title>MySpace: la sua nuova creatura si chiama MySpot</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 15:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marziano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempi duri per tutti i siti che non hanno come logo una ‘f’ bianca su sondo blu, o per meglio dire tempi duri per tutti i siti che non hanno come nome Facebook. La creazione di Mark Zuckerberg ha letteralmente svuotato le restanti piattaforme presenti sul web: dai forum ai blog, la moria di utenti è un dato che non accenna a diminuire.
MySpace è da sempre considerato uno dei primi aggregatori sociali presenti sulla rete, questo però non è servito ad arginare l’emorragia di persone che in precedenza popolavano il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/myspace-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1000" src="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/myspace-logo.jpg" alt="" width="220" /></a>Tempi duri per tutti i siti che non hanno come logo una ‘f’ bianca su sondo blu, o per meglio dire tempi duri per tutti i siti che non hanno come nome <strong>Facebook</strong>. La creazione di <strong>Mark Zuckerberg</strong> ha letteralmente svuotato le restanti piattaforme presenti sul web: dai forum ai blog, la moria di utenti è un dato che non accenna a diminuire.<br />
<strong>MySpace </strong>è da sempre considerato uno dei primi aggregatori sociali presenti sulla rete, questo però non è servito ad arginare l’emorragia di persone che in precedenza popolavano il sito. È per questo che Microsoft ha pensato bene di correre ai ripari, creando un nuovo quanto particolare canale.<br />
Il suo nome è <strong>MySpot</strong>, ed è il primo web serial a episodi che permette alle aziende di promuovere campagne di advertising online. Nel format viene messa in scena la richiesta da parte di un cliente a un reale team creativo di realizzare una campagna pubblicitaria e, in quattro episodi di 5 minuti ciascuno che si susseguono in quattro settimane, ne viene rappresentato l&#8217;iter di sviluppo fino alla proposta dell&#8217;ipotetico spot. La prima serie ruota intorno al brand Canon.<br />
Per MySpace si tratta di una doppia opportunità: ricavare un po’ di gruzzoletto grazie ai ricavi pubblicitari e contemporaneamente conquistare la simpatia delle grandi società.</p>
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		<title>Post: Il Journalsocialblog</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 09:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marziano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È in giro nella rete un particolare sito, un po’ giornale, un po’ social network e un po’ blog. Fondatore di Post è Luca Sofri che ha spiegato la nuova creatura in questo modo: &#8220;Il Post è una cosa così per metà aggregatore, per metà editore di blog. Ha una redazione che pubblica notizie, storie, informazioni raccogliendole in rete e nei media, e linkando e segnalando le fonti. E ha una famiglia di blog affidati ad autori di diverse qualità e competenze ma con cui il Post condivide un’ambizione di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/il-post.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-842" src="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/il-post.jpg" alt="" width="220" /></a>È in giro nella rete un particolare sito, un po’ giornale, un po’ social network e un po’ blog. Fondatore di <strong>Post</strong> è <strong>Luca Sofri</strong> che ha spiegato la nuova creatura in questo modo: <em>&#8220;Il Post è una cosa così per metà aggregatore, per metà editore di blog. Ha una redazione che pubblica notizie, storie, informazioni raccogliendole in rete e nei media, e linkando e segnalando le fonti. E ha una famiglia di blog affidati ad autori di diverse qualità e competenze ma con cui il Post condivide un’ambizione di innovare la qualità delle cose italiane, nel suo piccolo. Per chi lo ha seguito finora, il <strong>Post è Wittgenstein,</strong> ma di più. Più storie, più link, più idee, più blog&#8221;.</em>       <br />
Insomma un vero è proprio concentrato di innovazione che va letteralmente in controtendenza, a giudicare dalla moda che si sta diffondendo riguardo il pagamento dei contenuti delle piattaforme di informazione online. Post non farà altro che fare informazione senza un editore, ma semplicemente grazie ai ricavi pubblicitari provenienti da <strong>Banzai </strong>(che è anche curatore della grafica). Il budget attuale sfiora il milione di euro, per quanto riguarda le prospettive future ci si augura che la piattaforma possa andare pareggio nei tre anni successivi.</p>
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		<title>YouTube: vengono caricate 24 ore di filmati ogni minuto</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 08:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marziano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi siete mai chiesti quante ore di filmati vengono caricate su YouTube? Se state cercando la risposta a questa domanda, niente paura perché il quesito viene risolto dallo stesso famoso sito di streaming video. Il blog ufficiale di YouTube ha riferito che ogni minuto vengono caricate 24 ore di filmati, quattro in più rispetto alle rivelazioni effettuate lo scorso anno.



Invece a quanto ammontano le ore totali di video caricate ogni giorno? Sono la bellezza di 34 mila 500, segnando un più 17 per cento del 2009.
Nel 2008 i dati erano ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/youtube11.jpg"><img class="size-full wp-image-650 alignleft" src="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/youtube11.jpg" alt="" width="207" height="143" /></a>Vi siete mai chiesti quante ore di filmati vengono caricate su <strong>YouTube</strong>? Se state cercando la risposta a questa domanda, niente paura perché il quesito viene risolto dallo stesso famoso sito di streaming video. Il <strong>blog</strong> ufficiale di YouTube ha riferito che ogni minuto vengono caricate <strong>24 ore</strong> di filmati, quattro in più rispetto alle rivelazioni effettuate lo scorso anno.</p>
<p style="text-align: justify;"><script type="text/javascript"><!--
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</p>
<p style="text-align: justify;">Invece a quanto ammontano le ore totali di video caricate ogni giorno? Sono la bellezza di <strong>34 mila 500</strong>, segnando un più 17 per cento del 2009.<br />
Nel 2008 i dati erano sostanzialmente diversi: le ore di filmati inserite erano meno della metà. YouTube ha commentato questo traguardo con queste parole:<strong> </strong>&#8220;È un grande risultato per tutta la comunità di YouTube e la dice lunga sul ruolo che i video giocano nel connettere e nel cambiare il mondo, upload per upload&#8221;.<br />
Ancor prima di festeggiare questi dati lusinghieri, Google (che ricordiamo ha acquistato YouTube nel 2006 per <strong>1.65 miliardi di dollari</strong>), qualche tempo fa ha annunciato che verrà implementato un servizio di <strong>sottotitolazione automatica</strong> in inglese per milioni di video. Il che vuol dire che i video, caricati per essere guardati in streaming, sono destinati ad aumentare</p>
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		<title>Marcia indietro sul Decreto Romani</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 14:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla fine in popolo di Internet ce l’ha fatta. Il Decreto Romani non avrà a che fare con il web, non ci sarà alcun oscuramento preventivo delle informazioni, ne tantomeno si giudicheranno  le tv sul web con le stesse regole delle televisioni tradizionali. In pratica il pericolo di attuazione di pesanti censure ai blog (i quali per diventare “legali”, dovevano essere registrati necessariamente come testate giornalistiche, secondo quanto riportato sulla norma), ai siti di streaming video come YouTube (dove non sarebbe stato più possibile caricare liberamente un proprio video), ai ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/decreto_romani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-293" title="PAOLO ROMANI" src="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/decreto_romani.jpg" alt="" width="220" /></a>Alla fine in popolo di Internet ce l’ha fatta. Il <strong>Decreto Romani</strong> non avrà a che fare con il web, non ci sarà alcun oscuramento preventivo delle informazioni, ne tantomeno si giudicheranno  le tv sul web con le stesse regole delle televisioni tradizionali. In pratica il pericolo di attuazione di pesanti censure ai blog (i quali per diventare “legali”, dovevano essere registrati necessariamente come testate giornalistiche, secondo quanto riportato sulla norma), ai siti di streaming video come <strong>YouTube </strong>(dove non sarebbe stato più possibile caricare liberamente un proprio video), ai motori di ricerca (in questo caso in molti hanno paragonato il Decreto Romani alla censura su Google da parte della Cina) e ai siti di informazioni online (dove non sarebbe stato più possibile esprimere liberamente le proprie opinioni) è stato scongiurato.</p>
<p style="text-align: justify;"><script type="text/javascript"><!--
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</p>
<p style="text-align: justify;">In pratica sarà tutto come prima, l’<strong>AGCOM </strong>(Autorità garante delle comunicazioni) sorveglierà le attività sul web e, una volta rilevati illeciti, provvederà ad apportare sanzioni. Questa marcia indietro è attribuibile alle pesantissime critiche provenienti, non solo dal territorio nazionale, ma anche da numerosi esperti del web internazionali e da testate giornalistiche come il <strong>Time</strong>.<br />
L’unico punto in cui il Decreto Romani resterà  attivo riguarderà i servizi <strong>on demand</strong>. Non resta che capire se ci sarà un’ulteriore strategia in atto da parte del PDL.</p>
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		<title>I Blog? Roba obsoleta</title>
		<link>http://www.newsdelweb.net/i-blog-roba-obsoleta/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 07:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino a qualche anno fa se non si possedeva un blog si era tagliati fuori dal mondo. I blog che da sempre hanno il compito di essere un diario virtuale nel quale scrive i propri pensieri: c’è chi lo utilizza come valvola di sfogo per i propri accadimenti personali, chi invece lo trasforma in un portale giornalistico nel quale informare gli internettiani.



Si sa, le cose nel mondo del web cambiano repentinamente; ed ecco arrivare la doccia fredda per gli amanti del diario virtuale: i blog non si utilizzano più come ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/blog.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-398" title="blog" src="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/blog.jpg" alt="" width="220" /></a>Fino a qualche anno fa se non si possedeva un <strong>blog</strong> si era tagliati fuori dal mondo. I blog che da sempre hanno il compito di essere un diario virtuale nel quale scrive i propri pensieri: c’è chi lo utilizza come valvola di sfogo per i propri accadimenti personali, chi invece lo trasforma in un portale giornalistico nel quale informare gli internettiani.</p>
<p style="text-align: justify;"><script type="text/javascript"><!--
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</p>
<p style="text-align: justify;">Si sa, le cose nel mondo del web cambiano repentinamente; ed ecco arrivare la doccia fredda per gli amanti del diario virtuale: i blog non si utilizzano più come una volta soprattutto da parte dei giovani (in molti casi i giovanissimi non sanno nemmeno come sia fatto un blog). Lo rivela una ricerca condotta dal <em><strong>Pew Internet and American Life Project</strong></em><strong>, <em>think tank</em></strong><em>: </em><em>i blogger tra i 12 e i 17 anni nel 2006 costituivano il 28 per cento, nel 2009 sono scesi al 14 per cento.<br />
La colpa dell’abbandono dei Blog? Tutta dei <strong>social network</strong>. I giovani preferiscono lo sconfinato mondo offerto dagli aggregatori sociali, dove è possibile fare di tutto e in qualunque momento grazie alle numerose applicazioni offerte dagli smarthphone, rispetto alle limitate funzioni dei diari virtuali.</em><em> </em><em><br />
Sembra anche che le e-mail stiano perdendo colpi. Sempre più persone preferiscono comunicare con la messaggistica presente nei social network.</em></p>
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		<title>Ancora perplessità sul decreto Romani</title>
		<link>http://www.newsdelweb.net/ancora-perplessita-sul-decreto-romani/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 12:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le polemiche su decreto Romani proseguono senza sosta. Questa volta ad esprimere la perplessità sulla legge che potrebbe modificare &#8211; in peggio &#8211; l’informazione su Internet è Corrado Calabrò, presidente  dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. &#8220;Un filtro generalizzato su internet da una parte è restrittivo, come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall&#8217;altra è inefficace perché è un filtro burocratico a priori&#8221;. Questo pensa Calabrò sul decreto Romani.



Ricordiamo che il decreto, nel caso in cui fosse approvato, modificherà radicalmente il modo di comunicare notizie sul web; apportando ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/decreto_romani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-293" title="PAOLO ROMANI" src="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/decreto_romani.jpg" alt="" width="220" /></a>Le polemiche su decreto <strong>Romani </strong>proseguono senza sosta. Questa volta ad esprimere la perplessità sulla legge che potrebbe modificare &#8211; in peggio &#8211; l’informazione su Internet è <strong>Corrado Calabrò</strong>, presidente  dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. <em>&#8220;Un filtro generalizzato su internet da una parte è restrittivo, come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall&#8217;altra è inefficace perché è un filtro burocratico a priori&#8221;. </em>Questo pensa Calabrò sul decreto Romani.</p>
<p style="text-align: justify;"><script type="text/javascript"><!--
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</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo che il decreto, nel caso in cui fosse approvato, modificherà radicalmente il modo di comunicare notizie sul web; apportando notevoli restrizioni  anche ai blog e ai <strong>social network</strong>.<br />
Aggiunge il presidente dell’<strong>Agicom</strong> che: <em>&#8220;Il problema di internet esiste non è un problema che si è inventato Romani, però non è un caso che nessun paese occidentale abbia adottato la soluzione Romani. Un intervento ex post nel caso un sito delinqua è necessario e dovuto, ma un filtro ex ante è non solo una cosa puramente burocratica, poichè non sappiamo se il sito delinquerà o no, ma non tiene neanche conto del fatto che i siti internet sono come la testa dell&#8217;Idra, ne chiude uno e se ne apre un altro&#8221;</em>.<br />
Giovedì il decreto passerà in esame dalle <strong>commissioni parlamentari</strong> competenti, che verificheranno la reale necessità della regolamentazione prevista da Romani.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Geocities chiude. Quindici anni fa era il terzo sito più visitato</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 17:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Spiacenti, i nuovi siti Web GeoCities non sono più disponibili», così recita la home page di uno dei primi servizi nati su Internet, che ha fatto la storia e che dopo 15 anni è costretto a chiudere perchè non più alla moda.
Con l&#8217;era del web 2.0 e dei social network il terzo sito più visitato della seconda metà degli anni &#8217;90 è costretto a chiudere. Dal 2000, infatti, i visitatori del popolare servizio sono calati drasticamente fino a quando Yahoo!, che acquistò Geocities nel 1999 per 3,5 miliardi di dollari, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-39" title="geocities" src="http://www.newsdelweb.net/wp-content/uploads/geocities-150x120.jpg" alt="geocities" width="150" height="120" />«Spiacenti, i nuovi siti Web GeoCities non sono più disponibili», così recita la home page di uno dei primi servizi nati su Internet, che ha fatto la storia e che dopo 15 anni è costretto a chiudere perchè <em>non più alla moda</em>.<br />
Con l&#8217;era del web 2.0 e dei social network il <strong>terzo sito</strong> più visitato della seconda metà degli anni &#8217;90 è costretto a chiudere. Dal 2000, infatti, i visitatori del popolare servizio sono calati drasticamente fino a quando <strong>Yahoo!</strong>, che acquistò <strong>Geocities</strong> nel 1999 per<strong> 3,5 miliardi di dollari</strong>, ha preso la drastica decisione di chiudere il servizio tra qualche giorno, precisamente il<strong> 26 Ottobre</strong>.</p>
<p><script type="text/javascript"><!--
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</p>
<p>Geocities, che originariamente si chiamava Beverly Hills Internet, nacque nella silicon vallay californiana nel <strong>1994</strong> (4 anni prima di Google). Il servizio ebbe un enorme successo appena lanciato poichè permetteva agli utenti, in un periodo dove i motori di ricerca non erano affatto così precisi come oggi, di catalogare le pagine web; infatti, bastava andare sulla home di Geocities, digitare la città (<strong>Colosseum</strong> per gli sportivi, <strong>Hollywood</strong> per gli appassionati di cinema, ecc.) e si poteva navigare tra le pagine create da altri utenti oppure crearne delle nuove attraverso un editor molto rudimentale ma facile da usare.</p>
<p>Geocities è morto poichè non ha saputo adattarsi ai tempi e alle mode. Agli inizi del 2000 con l&#8217;avvento delle connessioni veloci ad internet si svilupparono molti siti che contenevano servizi <strong>chat</strong> e di video conferenza e materiale multimediale (<strong>video</strong>, <strong>immagini</strong>, <strong>musica</strong>&#8230;); il servizio mutò diverse volte ma Yahoo! offriva sempre meno opzioni (spazio, velocità) rispetto alla concorrenza, così, pian piano, <em>tutti gli abitanti abbandonarono le città</em>. Era tempo di cambiamenti: nascevano <strong>Internet Explorer, MSN Messenger, Google</strong>&#8230;<br />
Il colpo finale è stato inflitto dalla concorrenza dei <strong>blog</strong> e <strong>social network</strong>, dove gli utenti possono comunicare molto più facilmente e velocemente.</p>
<p>Una storia fatta di trionfi e di una successiva lenta caduta; Geocities così è passata dal <strong>Nasdaq</strong> (con un valore di 3,5 miliardi nel &#8217;99) al dimenticatorio.</p>
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