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Il decreto Romani mette a rischio il web

17 gennaio 2010


Il grido d’allarme è stato lanciato da Marco Pancini dirigente di Google Italia: Siamo un po’ preoccupati il decreto dà ai provider su internet le stesse responsabilità delle emittenti televisive, solo che queste si occupano direttamente dei contenuti, mentre YouTube si limita a mettere a disposizione le proprie piattaforme agli utenti. Il decreto a cui si riferisce Pancini è quello Romani che obbliga a chiunque voglia creare una web tv di chiedere l’autorizzazione al ministero, attendere il responso e infine avviare le procedure per poterla attuare (tenendo in conto le lungaggini delle procedure burocratiche).

Altro punto importante indicato dal decreto Romani è la limitazione dei contenuti video e di testo che circolano nel web; tutti coloro che immettono contenuti filmati o scritti saranno tutelati solo se registrati come testata giornalistica, limitando pesantemente la libertà di espressione e di manifestazione attraverso Internet.
Paolo Romani ha prontamente smentito le accuse che vogliono questo decreto come una sorta di bavaglio per Internet: non intende censurare il diritto di informazione in rete e tantomeno incidere sulla possibilità di manifestare le proprie idee e opinioni attraverso blog e social network. Il viceministro ha concluso dicendo che molto probabilmente verranno apportate alcune lievi modifiche al decreto.
Il decreto per il momento non è stato ancora approvato, ma a detta dei vertici Google, se questo dovesse accadere scatenerà un vespaio di polemiche; senza contare che lo stesso viola le norme vigenti nell’Unione Europea.



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